Aspetti Storico Culturali


Le terre ballerine
Le terre ballerine sono in realtà una torbiera, fase terminale del processo di eutrofizzazione di un lago; in passato, al loro posto, esisteva infatti un lembo del Lago Coniglio. Lo specchio d’acqua in parte si interrò per motivi naturali e in parte venne prosciugato, a fine ‘800, dal Signor Mongenet per permettere l’estrazione della torba, utile come combustibile alle industrie siderurgiche. Sotto lo strato di torba trattenuto dalle radici degli alberi si accumula però dell'acqua, ed è per questo che il terreno ondeggia sensibilmente.
Conservati dalla torba in questo luogo, furono rinvenuti i resti di una piroga, di un'ascia e di una spada in bronzo risalenti all'Età del Bronzo Recente e Finale (1400-800 a.C.), segni inequivocabili della presenza di un villaggio su palafitte.

L’archeologia
La zona dei cinque laghi è stata insediata stabilmente da tutte le principali civiltà preistoriche della comunità padano-alpina.
Nei pressi del Lago Pistono sono molte le tracce del Neolitico, tra cui vasi a bocca quadrata e vari utensili di pietra.
Una punta di freccia in selce, conservata presso il Museo Nazionale di Artiglieria di Torino, è la testimonianza di traffici commerciali già esistenti in quel lontano periodo: la selce veniva importata dalla Francia poichè non esisteva nelle Alpi occidentali.
A Bienca sono stati ritrovati un lisciatoio, un macinello ed un’ascia, tutti utensili in pietra scura, materiale sicuramente utilizzato abbondantemente fino alla conquista romana data la scarsità di metalli.
Un elemento di grande importanza è inoltre il grosso masso erratico di gneiss con due intrusioni di calcescisto granatifero (pietra ollare), posto dietro al pilone votivo in località Casale Montresco, a Bienca. Esso presenta infatti nel lato sud trentasei incisioni, lunghe dai 5 ai 12 cm e profonde da 0,5 ad 1 cm, molte delle quali a sezione a “V”, probabilmente usate per l’affilatura di asce in pietra. Massi con tali incisioni sono rari in queste zone mentre sono più frequenti a nord delle Alpi.
Il principale reperto appartenente all’epoca romana è il canale dell’acquedotto, che attraversa l’area in direzione nord-sud. L’opera aveva inizio nel Maresco di Bienca, captando forse le acque provenienti da Andrate. L’esterno è in pietre spaccate e malta, l’interno è invece in cocciopesto (mattone sbriciolato misto a calce). Un importante aspetto della tecnica costruttiva è la volta ad arco ribassato, costruita con conci in pietra legati da calce. Notevole una vasca limaria, per consentire il deposito delle impurità, lunga 5 m e larga 2 m, con una profondità variabile da 1 a 2 m. Restano parecchi tratti visibili, alcuni completi, altri ridotti a qualche tratto di muro indistinguibile dai muretti dividenti le proprietà.

I beni architettonici
Tra gli edifici storici della zona si segnalano il Castello di Montalto Dora ed il Castello San Giuseppe. Entrambe le costruzioni sono di grande interesse per la loro posizione geografica: arroccati su due dei dossi montonati più alti della zona, sono visibili da molto lontano e godono di un panorama di incredibile vastità sull’Anfiteatro Morenico di Ivrea.
Il Castello di Montalto come appare oggi è opera dei signori Giovanni, Andrea ed Antonio de Jordanis, feudatari di Montalto a partire dal 1403, i quali intorno al 1414 fecero costruire la cinta muraria, garitte escluse, ed i locali interni, inglobando gli edifici preesistenti: il mastio, la cappella ed il campanile. La prima menzione documentata dell’esistenza del castello risale però al 1202.
Nei primi anni del 1300 venne ceduto al Conte di Savoia e divenne uno dei maggiori centri operativi di rafforzamento della potenza sabauda ad Ivrea ed in tutto il Canavese.
Attualmente il castello è di proprietà privata.
Il Castello San Giuseppe, già dal tempo dei romani punto militare strategico, fu costituito, nel ’600, come confraternita spirituale dei Padri Teresiani e dei Padri Carmelitani Scalzi; fu fortificato da Napoleone I durante la sua campagna in Italia e divenne eremo d’amore del compositore Arrigo Boito e della celebre attrice Eleonora Duse.
Sparsi in mezzo ai boschi o al limitare dei centri abitati sono presenti numerosi piloni votivi e cappelle, testimonianza di una religiosità strettamente legata al territorio.